In Sicilia il progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, nato per contribuire al miglioramento dell’assistenza e della cura dei pazienti oncologici.

Siglato l’Accordo di Legislatura 2018-2023 per sostenere accesso alle cure e qualità assistenziale. Primo atto, la delibera del PDTA per il tumore della mammella.
Lavori in corso per l’oncologia siciliana che vive un momento di grande fermento, grazie anche alla sensibilità delle amministrazioni locali e al proficuo dialogo che si è aperto tra clinici e decisori politici. Nella Regione – dove 160.000 persone convivono con un tumore, ogni giorno vengono diagnosticati 75 nuovi casi e la sopravvivenza dei pazienti oncologici (55%) si attesta ben al di sotto della media nazionale, al terz’ultimo posto prima di Sardegna e Campania – è in atto il complesso riordino della Rete Oncologica Siciliana (ReOS) per garantire approcci di cura di qualità e omogenei su tutto il territorio isolano. Riorganizzazione non più rinviabile, considerate le criticità più diffuse quali la scarsa aderenza ai programmi di screening, gli stili di vita scorretti e la migrazione sanitaria, che compromettono l’aspettativa di vita dei malati oncologici e onco-ematologici.

«Il percorso avviato con Agenas per l'implementazione della Rete Oncologica Siciliana sta via via assumendo una propria definizione – spiega Ruggero Razza, Assessore alla Salute, Regione Siciliana – certo, occorre superare le criticità in materia di esiti per i tumori maligni e cercare anche in questi ambiti di ridurre la mobilità passiva, garantendo cure e assistenza di qualità pure a queste latitudini. Tuttavia, durante questo primo periodo di nostra attività di governo, abbiamo già compiuto dei passi importanti e concreti: nelle scorse settimane, ad esempio, abbiamo presentato i PDTA per il tumore della mammella e quello cardio-oncologico definendo dei modelli condivisi per assicurare cure uniformi in ogni parte della Sicilia. Sono segnali eloquenti di un processo divenuto giustamente inarrestabile».

Oggi a Palermo è stato presentato il progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, promosso da Salute Donna onlus insieme ad altre 23 Associazioni pazienti, nato per contribuire al miglioramento dell’assistenza e della cura dei pazienti oncologici e onco-ematologici, superando le disparità che ancora sussistono tra le Regioni italiane.

«In Sicilia ci sono circa 160.000 malati di tumore – dichiara Antonio Scavone, Assessore alla Famiglia, Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Siciliana – che sono persone prima di essere pazienti e hanno spesso una vita professionale e famigliare. È pertanto imperativo per le Istituzioni guardare con favore a queste iniziative che fanno comprendere a fondo il vissuto, i problemi e la quotidianità del paziente oncologico e dei suoi familiari. In questa prospettiva, il confronto costante con le associazioni pazienti e gli enti del terzo settore è un percorso culturale che può assistere ed educare le Istituzioni ad assumere decisioni responsabili e proficue. Il dialogo sarà pertanto costante oltre che improntato alla trasparenza e alla capacità di ascolto».

Presentato anche l’Accordo di Legislatura 2018-2023 realizzato nell’ambito del progetto: 15 punti che delineano ambiti e modalità operative per ottimizzare la presa in carico e garantire la massima efficacia della cura alla persona con malattia tumorale. Quattro le tematiche più stringenti del documento: disparità nella qualità dell’offerta assistenziale tra le Regioni, sostenibilità economica, prevenzione primaria delle malattie oncologiche, carenza di risorse umane.

«La nostra presenza oggi in Sicilia è molto importante – afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto – l’Accordo di Legislatura è un documento nazionale e un punto di partenza su cui lavorare; ci auspichiamo che anche questa Regione se ne potrà giovare per definire l’approvazione a livello locale delle priorità elencate nell’Accordo».

Secondo Vincenzo Adamo, Professore Ordinario e Direttore di Oncologia Medica, AO Papardo di Messina “il riordino si basa sul modello di Network Comprehensive Cancer Care Center, vale a dire un insieme di strutture dipartimentali di eccellenza, coordinate da un centro unico ».

La Rete Oncologica Siciliana deve assicurare la presa in carico totale dei pazienti oncologici e onco-ematologici su tutto il territorio dell’isola ma dare anche risposte ad alcune problematiche come l’aderenza ai programmi di screening, la prevenzione secondaria e la fuga dei pazienti in altre Regioni. Temi, questi, molto cari al progetto sin dalla sua nascita.

«La Regione sta dimostrando una notevole sensibilità verso questi problemi che riguardano tutti i siciliani – dichiara Antonio Russo, Professore Ordinario di Oncologia medica, Direttore UOC di Oncologia Medica Policlinico Università degli Studi di Palermo, Consigliere nazionale AIOM – intervenendo sui programmi di screening mediante il potenziamento del registro tumori siciliano e la programmazione di campagne di sensibilizzazione e di progetti in collaborazione con i medici di medicina generale del territorio. La possibilità di curarsi a casa propria senza che venga compromessa la qualità dell’assistenza sanitaria è un bene che non è più procrastinabile».

Il modello del Comprehensive Cancer Care Network prevede, oltre ad una Autorità centrale di governance della Rete e l’attuazione dei PDTA relativi alle diverse patologie tumorali, la presa in carico multidisciplinare del paziente.

«Ormai – spiega Diego Piazza, Direttore UOC di Chirurgia Oncologica, PO Garibaldi-Nesima di Catania e Presidente dell’Ordine dei Medici di Catania – è diventata fondamentale la gestione integrata del paziente e della malattia oncologica da parte di diverse figure professionali che devono essere presenti nell’ambito centri oncologici di riferimento, in particolare nelle strutture ad alto volume che si occupano di diagnosticare e trattare il paziente con tumore».

L’iniziativa più recente della Regione Siciliana nella riorganizzazione della ReOS è l’attivazione del PDTA per il tumore del seno, un piano di assistenza regionale delle donne affette da tumore della mammella, neoplasia in aumento che fa registrare 3.700 nuovi casi ogni anno nell’isola e 36.000 donne che hanno ricevuto in passato una diagnosi di carcinoma della mammella.

«La caratteristica più importante del PDTA del tumore mammario è che si occupa della donna malata a 360 gradi – dice Francesca Catalano, Direttore UOC Multidisciplinare Senologia, Ospedale Cannizzaro di Catania e Coordinatrice Commissione Rete Senologica Oncologica – tant’è vero che mentre all’inizio il percorso era nato per le pazienti con tumore al seno, poi è stato allargato anche alle pazienti meno fortunate con malattia metastatica, donne che convivono talvolta per anni con il tumore. Si tratta di pazienti che hanno bisogni specifici e anche più complessi che necessitano un’assistenza specifica. La presenza ai tavoli decisionali delle Associazioni è stata utile proprio per ascoltare dalla voce di chi ha vissuto queste esperienze quali sono le esigenze e i bisogni clinici e assistenziali delle donne e dare risposte adeguate».